Pubblicato in: Leggo..., poesia e dintorni, varie

“Avremmo avuto bisogno di meravigliose menzogne”

Ho trovato tanti punti di contatto tra l’ultimo acclamato e controverso romanzo di Michel Houellebecq – che mi è piaciuto molto pur non potendo non avvertire un cambio di passo improvviso nella sua ultima parte, forse non perfettamente collegata a tutto il resto – ed il libro di poesie dello stesso autore “Configurazioni dell’ultima riva”, di qualche anno fa.

C’è la stessa struggente ed irrisoluta lucidità, che osserva lo sgretolarsi, o come suggerisce il titolo l’“annientarsi”, di una idea di persona, di relazioni umane e di società, ed al tempo stesso c’è una strenua tenerezza che si sofferma su circostanze, attimi, riflessioni formalmente marginali, esistenze rese apparentemente inutili dalla malattia, quasi a voler scorgere un tenace rivolo di possibilità, di “speranza”, dentro la fragilità e la potenza di alcuni rapporti.

Alcuni versi della raccolta poetica del 2015 sembrano sintetizzare perfettamente lo sfondo della storia narrata nel romanzo, ambientato in un verosimile e vicinissimo 2027:

“Sparita ogni credenza / che faceva edificare / essere e santificare, / abitiamo l’assenza.”

I personaggi che compaiono nel romanzo infatti testimoniano un’assenza di punti di riferimento, una disincantata adesione alle convenzioni sociali, uno sbigottimento di fronte ad avvenimenti – alcuni di rilevanza pubblica e planetaria ed altri privati ed intimi ma non per questo meno emblematici – che sembrano mostrarci, nel disteso spazio della prosa le molteplici “configurazioni dell’ultima riva” già poeticamente concentrate nei versi di qualche anno fa.

La vita e la morte, l’abbandono ed il legame, l’amore ed il sesso, l’etica personale e la morale collettiva, il sacro ed il mistero che le religioni e le loro infinite derivazioni in sette non riescono più a rendere comprensibili e credibili, diventano temi affrontati nelle contraddizioni e nelle movenze di personaggi molto ben delineati, che manifestano un carnale e psichico attaccamento alla vita, agli odori ed ai colori della natura, a quei “momenti di possibile dolcezza” che rimangono l’apice anche del precedente libro di poesia.

Ad annientarsi – termine che ricorre spesso nel romanzo abbinato a contesti molto diversi e vari – sono le consolidate certezze personali e collettive, ma anche la percezione del proprio io, dell’idea di amore e di piacere sessuale, delle relazioni internazionali e del tessuto di male e di dolore che inevitabilmente esse intercettano.

È significativo che proprio un autore famoso per le sue posizioni nichiliste, incline allo scandalo ed alla destabilizzazione, abbia il coraggio di un’estrema ennesima provocazione, mischiando fantapolitica e sacro, denuncia sociale e intimismo assoluto, intercettando temi fondamentali come quello della “speranza”, o del “destino”, senza ricette preconfezionate o approdi di comodo, dentro la disarmante confessione di un’inquietudine personale ed epocale che consiste nel non poter sopportare “l’impermanenza di sé; l’idea che una cosa, qualunque cosa, finisca.” Insieme all’altrettanto disarmante ammissione che questa insopportabile evidenza “non era altro che una delle condizioni essenziali della vita”.

Come dice una bellissima poesia del libro prima citato, tra i più veri ed intensi che ho avuto modo di leggere negli ultimi anni:

“Oltre le notti senza cielo / oltre le mattine / in cui la speranza / esita a raggiungere gli uomini, / c’è un momento di possibile dolcezza, / in cui il mondo / può addirittura risplendere”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...