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Luminose scie

Nikita ha quindici anni, gli occhi di un azzurro intenso e limpido ed i capelli biondi come il grano che ha lasciato in Ucraina, qualche mese fa, mentre fuggiva con sua mamma da una guerra ingiusta e terribile.

Nikita è arrivato nella mia scuola ad inizio aprile, insieme ad un suo compagno che nel frattempo ha deciso di rientrare in Ucraina. Parlava già discretamente in italiano perché fin da quando aveva sei anni ha iniziato a frequentare l’Italia d’estate, e questo l’ha ovviamente facilitato ad inserirsi in un contesto scolastico totalmente nuovo.

Nikita ti sorride sempre, quando ti incrocia, ed ha fatto amicizia con tutti.

Quando il ministero ha comunicato alle scuole italiane che gli alunni arrivati in questi mesi dall’Ucraina potevano essere ammessi alle scuole superiori senza dover sostenere l’esame di terza, dopo un momento di titubanza e sostenuto dal parere del nuovo provveditore ho proposto a Nikita di affrontare lo stesso l’esame, per conseguire la licenza ma soprattutto per poter avere l’occasione di mettersi in gioco. E così ha fatto.

Un paio di giorni fa Nikita si è presentato al colloquio orale.

Seguendo le slides di un power point ha voluto raccontare il suo percorso e, soprattutto, il doppio legame con il suo paese d’origine e con l’Italia.

Davanti ai suoi insegnanti ed a tanti suoi compagni attenti e commossi Nikita ha parlato delle sue radici, di Taras Ševčenko, poeta ed artista che più rappresenta la cultura ucraina, delle sue opere poetiche e pittoriche, del monumento che a Firenze hanno voluto dedicargli ed anche del monumento che a Kiev hanno realizzato per Dante Alighieri.

Ci ha detto, ad inizio del percorso, di voler “sussurrare” la sua gratitudine per la nostra sincera accoglienza, e – credetemi – c’è proprio riuscito.

Nikita è schietto mentre espone il suo percorso, usa parole semplici ed essenziali ma mai banali, non usa giri di parole, descrive l’atrocità e l’insensatezza dell’aggressione russa e l’orgogliosa e gloriosa resistenza del popolo ucraino. Ci fa ascoltare l’inno ucraino eseguito a cappella lungo le strade di Kiev mentre gli brillano gli occhi che non smettono un attimo di sorridere.

Poi ci mette di fronte la foto di un cielo stellato.

Fin da piccolo – ci dice – ha sempre amato guardare il cielo, di notte, riconoscere le costellazioni, cercare al buio in quella distesa di stelle uno spazio di riflessione e di serenità, domandarsi dove vanno e di cosa sono fatte le stelle, ponendosi quelle domande di senso che non hanno latitudini ed età.

Ma il cielo notturno ucraino all’improvviso ha smesso di essere solo una distesa di desideri e domande, e lui ha scoperto che le stelle non sempre sono solo stelle. Così Nikita – che intanto ci mostra una foto del cielo notturno solcato da strisce gialle e rosse che non somigliano più alle scie delle stelle cadenti – si è ritrovato a guardare ogni notte il cielo con il terrore che una di quelle scie conducesse un missile proprio verso di lui, verso la sua casa ed il suo villaggio.

Intorno a lui i sorrisi di noi tutti si irrigidiscono.

Ma Nikita continua con una poesia, intensa e struggente.

“Verrà un giorno più puro degli altri: / scoppierà la pace sulla terra / come un sole di cristallo.”

Come un palloncino che si tiene tra le mani – aggiunge lui – che all’improvviso scoppia e si dissolve, Putin dovrà capire l’insensatezza della morte di così tante persone.

“Il frumento crescerà sui resti / delle armi distrutte” continua la poesia mentre lui mette accanto a questi versi un dettaglio della Guernica di Picasso con cui ci offre il suo disarmante punto di vista.

Ecco cosa ci rimane negli occhi: Il frumento ucraino, biondo come Nikita, ed il timido fiore che Picasso ha voluto spudoratamente far germogliare da una spada spezzata.

Grazie Nikita, perché se – come hai detto – a Milazzo tu hai ripreso a sognare, seguendo il tuo esame noi abbiamo avuto modo di capire meglio per cosa valga la pena davvero sorridere.