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Per chi suona la campana

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Domani si ricomincia.

Per l’ennesima volta, la sedicesima per me da insegnante, un’allegra e stridula campanella annuncerà che un nuovo anno scolastico inizia. Le aule usciranno dal nascosto silenzio estivo e si riempiranno di passi, di colori, di voci, di vita. Alcune saranno affollate oltre misura, altre saranno fredde d’inverno e calde d’estate, altre avranno magari mura scrostate o piene di promesse eterne di amore o di odio, di maledizioni e di irripetibili oscenità. Tutte però avranno il compito di custodire ed ospitare, per i prossimi nove mesi,  quel complicato, avvincente e difficile  incontro tra un drappello di più o meno piccoli uomini in costruzione e quel manipolo di insegnanti, apparati burocratici, regolamenti, metodi didattici vecchi e nuovi, che portano insieme il nome di ‘Scuola’. La sfida è aperta, ancora una volta, e l’esito finale è tutt’altro che scontato.

Mi piace questo rito, che porta con sé il sapore buono di qualcosa che rinizia. Perché un anno scolastico non è mai uguale a quelli precedenti e soprattutto perché, come diceva il grande Pavese, “è bello vivere, perché vivere è cominciare sempre,  ad ogni istante”.

La campanella di domani allora suonerà per ricordare a tutti, insegnanti e studenti, genitori e personale scolastico, che da domani si rinnova la grande, decisiva sfida, che è il nocciolo e il vero punto decisivo di ogni tentativo educativo e che interpella ognuno di noi, del problematico e avvincente incontro tra ciò che noi adulti sappiamo e riusciamo a proporre ai nostri ragazzi e la loro libertà di potere interessarsi, controbattere, rifiutare, accogliere o trasformare tutto o una parte.

Ma la campanella suona anche per ricordare a ciascuno di noi insegnanti che il compito è arduo, ma magnifico e non demandabile ad altri, e che val più delle beghe sindacali, la scarsa considerazione sociale, le legittime rivendicazioni salariali, argomenti questi che avrebbero ben altra visibilità se noi riuscissimo ad essere più spesso interpreti credibili e consapevoli del nostro grande compito educativo.

Suonerà per ognuno degli studenti che incontrerò per la prima volta in prima media, con lo zaino pieno di emozioni contrastanti, di estati da bambini che preannunciano una scuola da ragazzi, del timore che ogni cosa nuova provoca, delle aspettative e delle speranze, di genitori che li vedono entrare dal portone di una nuova scuola a cui affidano, ancora una volta, la loro preziosa crescita culturale.

Suonerà per gli alunni che ritroverò in terza, con qualche centimetro di altezza in più ed il cuore ancora più in tumulto, per quell’improvviso scatto di crescita che a volte li trasforma, in poche settimane, e li rende quasi irriconoscibili, anch’essi in attesa della decisiva sfida degli esami finali che li aspetta, alla fine di quest’anno.

Suonerà per tutti quegli alunni, son diventati tanti, che ho finito di accompagnare e adesso studiano, sognano, sbagliano, riescono, tentano in altre scuole o università o nel mondo del lavoro, e portano con sé minuscole parti di ciò che ho potuto e saputo trasmettere loro, e che per questo sento sempre, inevitabilmente, legati a me.

Suonerà per tutti.

L’ascolteremo e ci muoveremo dritti verso il portone, i corridoi, le aule, una nuova avventura che ci aspetta. Perché in fondo tu, nuovo anno scolastico che inizi, sei per noi come l’alba di cui parla Mario Luzi in una sua bellissima poesia , che  «aspettiamo / sapendo e non sapendo / quel che porterai con te / nella tua ripetizione antica / e nel tuo immancabile / antico mutamento…».