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L’appuntamento

 

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Domattina ho un appuntamento.

Finalmente il giorno è arrivato, andrò a conoscere per la prima volta la mia nuova scuola, quella in cui, dal primo settembre, sarò Dirigente Scolastico.

Sì, lo ammetto, sono emozionato. come la sera prima di un appuntamento amoroso.

Le piacerò, mi piacerà, saprò trovare le parole giuste, avrò la pazienza e l’ardire, in quantità equilibrata, per poterla conquistare? Per il primo incontro cosa mi metto? mi devo vestire casual, elegante, sportivo?

Sembrerà ridicolo tutto questo, ma è esattamente la sensazione che provo.

Certo, l’ho già vista in foto. Ho sbirciato su Facebook, sulla rete, in cerca di informazioni e di immagini. Ed il giorno in cui dovevo esprimere le preferenze ho persino preso la macchina e, da solo, in una assolata mattinata di metà agosto, sono arrivato fin davanti al suo cancello, per vedere com’era, vista da fuori. Ma domani, domani sarà un’altra cosa.

Da domani io apparterrò a lei e lei apparterrà a me.

E’ bello il verbo appartenere. Ha un sapore pieno e impegnativo, letteralmente “ti mette a parte” di qualcosa o qualcuno verso cui indica una chiara pertinenza che non è però un possesso.

Se io appartengo a una famiglia, per esempio, significa che ne faccio parte, ad essa mi riferisco quando voglio dire, agli altri ed a me stesso, chi sono. Così è per una donna, o per i figli.

Per questo i vecchietti, nei piccoli paesi siciliani, per identificare un ragazzo che vedono giocare in piazzetta o girare per i vicoli con gli amici, prima o poi lo fermeranno per chiedergli: “ma tu, a ccu apparteni?”

Ecco, da domani io apparterrò anche alla mia nuova scuola, ai suoi alunni, alle loro famiglie, ai suoi insegnanti, al personale che lì lavora.

Sarebbe stupido ed ingenuo ridurre però tutto all’emozione per ciò che è nuovo solo perchè, semplicemente, non si conosce.

C’è una canzone, a proposito, che da due giorni mi frulla in testa.

Si intitola “Costruire”, è di Nicolò Fabi, e sul principio dice proprio così:

«Ah si vivesse solo di inizi
Di eccitazioni da prima volta
Quando tutto ti sorprende e
Nulla ti appartiene ancora»

Eccola là, che sbuca, l’appartenenza di cui parlo. Ogni volta che negli anni passati entravo per la prima volta in una classe, dove non conoscevo gli alunni ma sapevo che sarebbero stati con me per i successivi tre anni di scuola media, rimarcavo sempre con forza questa profonda verità. Fino a ieri – dicevo loro – io non vi conoscevo, e voi non conoscevate me. ma da adesso non potrà più essere lo stesso, adesso in qualche modo noi ci apparteniamo.

E per spiegarlo meglio, di fronte a quelle facce imbrattate di sole estivo e di stupore, a volte leggevo la splendida pagina del “Piccolo Principe”, quando la volpe descrive questo percorso attraverso il verbo ‘addomesticare’.

Ma Fabi nella canzone va ancora avanti, e indica una strada molto chiara:

«Ma tra la partenza e il traguardo

In mezzo c’è tutto il resto

E tutto il resto è giorno dopo giorno

E giorno dopo giorno è

Silenziosamente costruire

E costruire è sapere

E potere rinunciare alla perfezione»

 

Ecco qual è la vera scommessa dell’appartenenza, che non consiste appena e solo nel cominciare, ma è soprattutto legata al costruire.

Pavese, nel lontano novembre del 1923 lo sapeva bene, tanto che nel suo diario rimarcava che “è bello vivere perché vivere è cominciare sempre, ad ogni istante”. Appunto, costruire.

In questi giorni ho ricevuto centinaia di messaggi, auguri e congratulazioni, attestati di stima e di affetto, da parte di amici, di colleghi di oggi e di ieri, di alunni incontrati negli anni, di tanti Dirigenti Scolastici che mi hanno accolto con sincera e benevola disponibilità. Tutta questa valanga di affetto e stima, ho provato a rispondere loro, mi rende enormemente grato ed emozionato, ma mi riempie anche di un grande senso di dismisura e inadeguatezza.

Per questo, aspettando trepidante l’appuntamento di domani mattina, mentre scelgo la camicia giusta, mi auguro questo: di riuscire a costruire, silenziosamente, qualcosa di buono, di vero, di giusto per e con coloro che mi verranno affidati.

Tanti auguri a me, ed a questa nuova grande avventura che inizia!