Pubblicato in: Leggo..., poesia e dintorni, varie

Le piccole, preziose quotidianità di Alba Donati

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Avevo letto, di Alba Donati, diverse poesie, ma sempre in maniera sparsa, se non ricordo male su “Clandestino” o in qualche antologia, e mi ripromettevo di cercare una sua raccolta. Qualche giorno fa, in una bella ed ordinata libreria di Lucca, in mezzo a tanti libri di poesia (cosa inconsueta, di questi tempi nelle librerie italiane), ho trovato questo libro. La coincidenza di trovarmi nel suo paese natale mi è sembrato un segno ineludibile, e poco dopo ero seduto su un treno, a leggere e rileggere queste semplici e profonde poesie.

Nel titolo è evidente il riferimento a Leopardi, che ha vissuto in una cittadina non poi così diversa dalla Lucca di Alba Donati. E a Leopardi, che si domandava stupito quale suono avesse la giovinezza, o a chi ridesse la primavera, o cosa facesse la Luna in cielo ed il gregge sul prato, quello delle domande disarmanti ed essenziali, sembra proprio ricollegarsi questo bel libro.

Non ci sono eventi epocali, la vita scorre regolare e consueta, fatta di giorni che seguono a giorni, stagioni che passano, attese di treni che arrivano in normali stazioni, uno zio anziano allettato, foto perfette e semplici, alberi di Natale, cartoni animati visti in TV, I tre porcellini  e il lupo che soffia e soffia, ma inutilmente.

I luoghi che scorrono oltre il finestrino del treno sono gli stessi che sorridono nelle pagine del libro, nella loro pacata e placida serenità. Tutto ha un posto, un  compito, un senso. Ogni volto è una tessera di un puzzle, in cui non è nascosto il dramma dell’esistenza, il dolore e la morte, l’atrocità del terrorismo e il pianto per i cadaveri lasciati a terra dalla furia omicida dell’odio.

Ha il sapore della vita vera, la poesia di Alba Donati, attraversata dal compito, essenziale e prezioso, di fare emergere ciò che urge nel suo profondo, per, come dice un suo bellissimo verso, trasportare “l’infinitamente misterioso/qui sotto casa, alle porte della città”.