Pubblicato in: Leggo..., poesia e dintorni, varie

“E’ questo essere uomini, portarsi sempre tutto con sé”

Quando un poeta scrive un racconto o un romanzo, la poesia rimane inevitabilmente attaccata alle sue dita, quasi come un miele, e la prosa narrativa che vien fuori è cosparsa di quei segni, ineliminabili e densi.
Così è per questo breve ed intenso romanzo di Valentino Ronchi, di cui avevo letto ed apprezzato i due precedenti libri di poesia.
La poesia, in questo libro, non emerge tanto come ritmo o musicalità, quanto nella impertinente e profonda capacità, che le è propria, di esplorare e dire l’ineffabile che è dentro ogni cosa ed ogni esistenza, per quanto apparentemente banale e ‘normale’.
Ognuno di noi ha infatti una sua ‘Riviera’, un posto speciale e al tempo stesso assolutamente normale agli occhi dei più, un angolo di mondo circoscritto che contiene i segreti, le speranze, le delusioni, le contraddizioni e i sogni di esistenze intere. Perché “Le cose della vita si somigliano, somigliano sempre a qualcos’altro, che altri han già vissuto” e in questo libro, come già aveva fatto nelle precedenti raccolte di poesie, l’autore riesce in fondo a descrivere, con la vita di Marianna e delle persone che la attorniano, la vita di ognuno di noi.
D’altronde “chi è attento, come attenti si dovrebbe essere, gira sempre con appresso una valigia di cose fatte e viste, amate, perdute”, e proprio questo tipo di attenzione (per la quale Bigongiari definì la poesia “una scienza nutrita di stupore”) si scioglie sotto gli occhi del lettore rimanendo l’ingrediente più interessante di tutto il libro, in un percorso che da una periferia milanese sospesa in una atmosfera rarefatta e delicata raggiunge la profonda intimità dei personaggi che la abitano.
La vera poesia non ci lascia mai tranquilli, non è fatta per acquietare ma per dissotterrare, svelare, incidere. E così accade leggendo queste pagine, che ci ricordano con delicata sfrontatezza che “la vita è sempre compiuta, anche quando non lo sembra”  perchè “se c’è qualche disegno, e probabilmente c’è, è sempre un disegno compiuto. Quanto ci capiamo noi è sempre poco per dare giudizi”.

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