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Cinquanta

Ho sempre odiato i bilanci, che – come diceva il grande Claudio Chieffo – finiscono con l’essere “inventari fatti sempre senza amore”. Così non cadrò nella trappola del fatidico giro di boa del mezzo secolo per farli.

Cinquanta anni sono tanti, soprattutto se pieni di occasioni, persone, esperienze, opportunità come quelle che dal ‘71 ad oggi ho avuto la gioia e la grazia di attraversare e che, inevitabilmente, sono state mischiate e confuse con dolori, sconfitte, delusioni, ferite.

Mancano alcuni auguri all’appello di oggi, insostituibili e determinanti, che mi ricordano che alcuni vuoti ti segnano e ti costituiscono per sempre, divenendo parte integrante di te.

Mio padre oggi mi avrebbe abbracciato a lungo e con la sua consueta semplicità mi avrebbe sussurrato “auguri gioia mia”, epiteto che mi riservava – giustamente – solo per le occasioni importanti. E mio suocero non avrebbe detto forse neanche quello, lasciando al suo sorriso disarmante e sereno il compito di comunicarmi il bene che mi ha sempre voluto.

D’altronde la valanga di auguri, messaggi, regali piccoli e grandi, alcuni invisibili ed altri lì, sotto gli occhi di tutti, a ricordare spudoratamente il bene di cui sono immeritatamente oggetto, tutte queste manifestazioni di bene e di gioia condivisa rallegrano il cuore, lo scaldano e lo confortano, spingendolo a chiedere sempre di più.

Una cosa però questa decisiva tappa me la regala, grazie ad una serie discontinua ma costante di riflessioni, personali e condivise.

Ciò che abbiamo di più prezioso, nella precarietà che ci contraddistingue – più o meno consapevolmente – a qualunque età, è il tempo. E forse per questo il regalo che più ho apprezzato oggi è stato quello che tanti hanno speso, in modalità e forme diverse, dedicandolo a me. Sono regali semplici eppure preziosissimi, quelli intessuti dal tempo speso per costruire una sorpresa, inviare un pensiero, realizzare un video, elaborare una frase che arrivi lì dove potrà essere custodita e goduta. È il tempo che sei disposto a dedicare all’altro che fa davvero la differenza.

Questa smisurata valanga di tempo e di bene mi ricorda soprattutto che c’è un tempo prezioso e insostituibile ed è quello in cui ci accorgiamo di esserci, di essere, qui ed ora, grati ed increduli anche se talvolta malconci ed irrisolti.

Come ha detto Mario Luzi, poeta a cui da sempre sono molto legato, che proprio cinquant’anni fa in alcuni versi del suo “Su fondamenti invisibili” scriveva:

“vita fedele alla vita

tutto questo che le è cresciuto in seno

dove va, mi chiedo,

discende o sale a sbalzi verso il suo principio….

sebbene non importi, sebbene sia la nostra vita e basta.”

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