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Preziose doti

Ognuno di noi ha una parte di sé che vive altrove, in luoghi speciali che hanno segnato le nostre esistenze.

Uno di questi luoghi è per me, a Montecatini, il cortile su cui si affacciano la casa dei miei nonni e dei miei zii, dove io e mio cugino Lorenzo abbiamo maldestramente – e con scarsi risultati, direi – provato ad assecondare le velleità da allenatore provetto di zio Bruno, patito di pallone come di qualunque altro sport.

Tutti dovrebbero godere nella vita della fortunata possibilità di avere uno zio Bruno.

Io l’ho avuta, questa fortuna, e in questo giorno dedicato da sempre ai papà, il “mio” zio Bruno ha deciso di lasciarci, dopo un periodo in cui il suo cuore forte ha lottato e resistito con vigore.

La Fiorentina di Antognoni gli faceva brillare gli occhi, e non perdeva occasione per portare me e suo figlio Lorenzo a vedere una partita al campetto del Gusci, o una corsa all’ippodromo Sesana, o una partita di tennis alla Torretta.

Con lui ho scoperto la bellezza del giro d’Italia, i nomi dei ciclisti più famosi ed il rispetto per quelli sconosciuti che si allenavano sulle strade della Valdinievole. Con lui ho festeggiato, sventolando il tricolore affacciato al finestrino della sua auto che io trovavo fighissima, la vittoria del mondiale dell’82.

Con lui ho visto le corse dei cavalli, ho visitato mille volte la svizzera pesciatina, ed altre mille Pisa – ma solo per vedere la torre e piazza dei miracoli, comprare un pacco di brigidini e rientrare a casa.

Il suo abbraccio forte ed energico – insieme a quello dolce e felice di mia zia – era la prima cosa che mi accoglieva al mio arrivo in quel cortile e l’ultima che mi salutava, spesso con le lacrime agli occhi, ad ogni partenza, fosse per rientrare in Sicilia o per raggiungere Castelfiorentino durante il mio servizio civile in Toscana.

Per anni ho creduto di aver anche cacciato dei fagiani con lui, tranne poi venire a sapere che in realtà la foto che ancora mi ritrae imbacuccato e felice con i fagiani in mano è stata scattata dopo una lunga e pacifica dormita sul sedile posteriore della sua macchina, durata quanto la battuta di caccia.

Zio Bruno mi lascia mille ricordi. Il capanno per la caccia ricoperto di rami, le cartucce allineate sul tavolo di cucina, gli uccellini che riempiono il cortile del loro cinguettio, i pomeriggi nell’orto a giocare e chiacchierare, le “giratine” di sera in macchina, tra le vie di una Montecatini ancora capace di sfoggiare il suo sfavillante fulgore, le passeggiate in Pineta, dove una roccia in mezzo ad un rigagnolo si trasformava in vascello pirata ed un albero diventava all’occasione astronave, sommergibile e carro armato.

Aveva sempre tempo per noi, per raccontarci di una toscana contadina che scompariva a vista d’occhio o per portarci al Padule, per farci perdere tra i videogiochi del Kursaal o per un gelato alla crema, per una scappata alla grotta Maona o, negli ultimi anni, per sentirsi raccontare cosa facevano i ragazzi, quanti kiwi avesse fatto la pianta di Nunzio, quali ortaggi avesse raccolto.

Era schietto, come ogni buon toscano, e così vigoroso che con la sua sola mano faceva quello che altri non avrebbero saputo fare con venti, senza mai compatirsi né tirarsi indietro, lavorando sempre, senza lamentarsi mai, se non a tavola, ma certo per colpa degli standard troppo alti a cui mia zia lo aveva abituato.

 Stamattina tra le lacrime lei mi ha detto “ci siamo amati e tenuti compagnia per così tanti anni che non so neanche come immaginarmi adesso”. Ed io davvero non ho saputo cosa risponderle.

L’amore dato non ritorna a posto / Ma resta in giro / e rende il cielo immenso” dice Jovanotti in una sua canzone di qualche anno fa.

L’addio a zio Bruno, al suo cordiale dedicarsi a me, da piccolo come da grande, fino all’ultima chiacchera un po’ strampalata di un anno fa, l’addio al suo semplice e a tratti un po’ goffo ma sincero volere bene senza attendersi nulla in cambio rende questi pochi versi della canzone estremamente veri.

Perché zio Bruno lascia un grande vuoto, ma lascia a noi anche un pieno di amore e dedizione, un esempio di vita e di disponibilità, di schiettezza e umiltà. Una dote preziosa, in tempi come questi.

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