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Le vite restituite

Ho conosciuto Cinzia Leone prima di leggere il suo libro, contattandola telefonicamente per invitarla ai “dieci libri sull’arca”, che conduco in diretta fb con il mio amico libraio Teodoro Cafarelli.

Mi ha colpito, della nostra prima telefonata, la sua energia e l’empatica e travolgente capacità di raccontare, anche al telefono, ad un perfetto estraneo qual ero io in quel momento, pezzi della sua vita, della sua esperienza lavorativa, di questo libro a cui ha dedicato tanto tempo ed energie.

Fermo nella mia macchina, in una mattina di metà gennaio, ho gustato la bellezza di un incontro inaspettato, considerando questo suo talento una dote in comune con altri autori ebraici, da Potok a Singer e a Grossman, solo per fare alcuni nomi.

Poi ho avuto questo libro tra le mani e la potente capacità narrativa della sua autrice mi si è manifestata ancor più evidente.

Le 600 e passa pagine scorrono veloci nell’inseguire le tre donne protagoniste delle tre parti in cui è diviso il libro, cucendo pezzi importanti di storia collettiva, memorie familiari, la tragedia della Shoah e delle famiglie ebree spezzate dall’odio nazista, i sogni e le attese di generazioni diverse, in angoli diversi del mondo, a cui la cattiveria, l’egoismo o anche solo l’incapacità di alcuni di affrontare la vita hanno “rubato” l’esistenza.

Miriam, Giuditta ed Esther. La loro voglia di vivere, di essere felici in un mondo che lotta inesorabilmente contro di loro distruggendone i sogni e i progetti, il loro coraggio e le loro debolezze, le paure e gli impeti di generosità e audacia, la loro bellezza e la loro ostinata ricerca di senso hanno accompagnato la mia lettura immergendomi nelle loro storie.

E’ paradossale – ho scritto a Cinzia subito dopo aver letto l’ultima pagina del libro in cui ricuce e ricompone con perfezione narrativa tutte le varie vicende – che il titolo del libro sia l’esatto opposto della sensazione che si ha chiudendolo, quella di avere avuto in regalo una, più vite, il loro segreto ed in fondo il loro mistero più profondo.

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