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La vita non vuol essere spiegata

Ci sono libri che quando li inizi a leggere ti agganciano come una calamita, richiamandoti a riprenderli in mano finché non hai raggiunto le ultime pagine, mentre già ti dispiace abbandonarne i protagonisti, che senti ormai intimi.

Questo è quello che mi succede con i libri di Silvia Avallone, dai tempi di Acciaio in poi, fino a quest’ultimo, “Un’amicizia”, che ho finito di leggere proprio ieri.

Il libro è intenso, scorrevole nella densità delle vite che attraversa o sfiora, sempre inquadrate nella loro imperfetta volontà di risolversi.

L’autrice non vuole però spiegarci la vita, come tanti autori di casa nostra ormai fanno, trasformando inevitabilmente i loro romanzi in piccoli saggi infarciti di morale, fastidiosi manuali di sopravvivenza alla quotidiana esistenza.

E le sue storie, tutte immancabilmente incastrate nell’apparentemente insignificante provincia italiana, tra la Biella reduce da un passato benessere industriale e la costa toscana affacciata alla meravigliosa ed enigmatica presenza dell’Elba, ci restituiscono sempre queste figure femminili drammaticamente irrisolte e vere, che si dibattono in percorsi di crescita, anagrafica ed interiore, mai stereotipata, e nell’ancor più drammatico rapporto tra genitori e figli, tra le rinunce e le speranze di entrambi.

Elisa e Bea, come le due quattordicenni protagoniste di Acciaio, o come l’indimenticabile Marina Bellezza, si mostrano a noi nella loro spudorata voglia di vivere, di capire, di essere felici dentro le contraddizioni e i colpi sordi della vita, che non funziona mai per percorsi impostati, e mischia desideri, frustrazioni, sogni, ricatti, tradimenti, senza mai perdere il filo, anzi sempre perdendolo, per recuperarlo qualche passo – o qualche anno – più in là.

E forse è proprio questa la spiegazione dell’intimità che si crea, inevitabilmente, con i personaggi di Silvia Avallone, che non sono mai la maschera di qualcos’altro né lo stratagemma per rifilarci una comoda morale prêt-à-porter, ma emergono proprio veri, come il tuo amico di un tempo o il tuo compagno di classe che non vedi da anni e chissà cosa ne ha fatto del suo talento e dei suoi sogni, o della star del momento che alla fine, come tutti noi, non desidera altro dal web che “essere colto in fragrante mentre sta vivendo”.

E infine la poesia, vero fiume carsico del libro che riemerge, grazie anche alla preziosa ricostruzione delle citazioni a fine romanzo, nei passaggi cruciali della vita dei protagonisti, quasi a domandarsi e domandarci, come nell’ultima battuta del romanzo, se la vita davvero abbia bisogno di essere raccontata per esistere.

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