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“Amici vasci”

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“Cerni oj, cerni dumani,

l’haiu na fazzulittata d’amici,

amici vasci però,

di chiddi curti

e chini di dìntra

cmu l’aranci sucusi

di chiddi c’hannu zappatu

e seguitanu a zappari

a siminari ni la terra

e dintra lu cori di l’omini.”

(Cerni oggi, cerni domani / l’ho una fazzolettata di amici / amici bassi però / di quelli piccoli / e pieni dentro / come le arance succose / di quelli che hanno zappato / e seguitano a zappare / a seminare nella terra / e dentro il cuore degli uomini)

(“Li me amici”, in I. Buttitta, La peddi nova, Sellerio, 2013)

 

La voce è quella di un grande poeta della mia terra, Ignazio Buttitta. Si tratta di un piccolo frammento di una delle sue tante poesie, molto belle, tutte in dialetto siciliano, colme di vita e di una particolare grazia ruvida e genuina che me le rendono sempre care.

Mi è tornata in mente e sono andato a ricercarla, perché ultimamente questa parola, amicizia, ha fatto capolino più volte nei discorsi fatti, a voce o per messaggio, con diverse persone. E forse perché la poesia è davvero una grande cassa amplificante del cuore umano, e ci trovi dentro le gioie, i dolori, le verità più dolci e quelle più taglienti.

Ci siamo sempre più abituati forse ad essere “compagni” piuttosto che amici. Sembrerebbe simile, quasi intercambiabile, il significato di queste due parole. E invece, a ben guardare, non lo è.

Ci troviamo accanto, lungo il corso della vita, tanti con cui, come suggerisce il significato letterale della parola ‘compagno’, condividere “lo stesso pane”. Da piccoli abbiamo compagni di banco, per la merenda in ricreazione o i libri da portare nello zaino. E poi compagni di studio, con cui ripetere sopportando insieme il peso delle ore passate su testi e manuali. Crescendo arrivano compagni di partito, di gruppo, di associazione, colleghi di lavoro, compagni di squadra con cui indossare la stessa casacca, nelle scuole calcio da piccoli come nelle partitelle del mercoledì sera da adulti. Compagni di corsa, di cammino, di attesa, di scoperta. Compagni di corsetta, di lunghe pedalate in bici, di incredibili bevute, di mangiate epocali nei locali più impensati.

Tutto molto bello e vero, senza dubbio. Ma a riscoprirla, la parola amicizia, aggiunge qualcosa di essenziale in più a tutto questo. Porta con sé, nella sua radice, la medesima origine di “amore”, altro vocabolo inflazionato e abusato nei nostri tempi così ricchi di parole e poveri di senso.

Amico è colui che ama, non solo che condivide un pensiero, un’idea, una divisa, un credo. Amico è colui che, per dirla meravigliosamente con Buttitta “semina” nel nostro cuore, senza volere niente in cambio.

Ecco cosa aggiunge forse la parola amico a ‘compagno’. Aggiunge quella meravigliosa e rara capacità, incredibilmente sopravvissuta a questi tempi avidi, della gratuità, del gratis, del “per niente”. Ti voglio bene, ti amo, voglio il tuo bene, ma senza pretendere niente in cambio, senza dover attendere un feedback, una ricompensa, un ritorno. Ti dedico il mio tempo, le mie energie, la mia attenzione, ti ascolto e provo a comprenderti, ti consiglio e ti accompagno, ma senza un vero tornaconto, concreto o ideale che sia.

Sembrano discorsi assurdi, lontani spesso dai baratti quotidiani di favori, accordi, riconoscenza, appuntamenti e impegni reciproci di cui è fatto il nostro consueto farci compagnia.

Ma proprio a questo Buttitta voleva, secondo me, dare risalto, ed io non posso che, sommessamente, ringraziarlo.

Tanti dei compagni di strada e di cammino, negli anni, sono diventati parte della mia personale ‘fazzulittata’, attraverso vicende diverse e per motivi spesso incomprensibili e legati a quel mistero che, inesorabilmente, non smette mai di fare capolino nella nostra vita, scompigliandola ed a tratti rimescolando tutto, mentre speriamo con tutto il cuore che sia benevolo nell’accompagnarci.

Con alcuni si continua a condividere impegni, orari da rispettare, lezioni in classe o bambini da recuperare in un palazzetto o all’ennesima festa di compleanno; con altri invece magari non c’è una scadenza comune, ci si vede poco, in rare occasioni e senza alcuna continuità; poche centinaia di metri o migliaia di chilometri a dividerci, rimane la certezza che il legame continua nel silenzio a costruire, rincuora quando è possibile vedersi, ci puoi contare quando la vita ti mostra il suo volto più complicato ed incerto.

Ognuno di noi, in fondo, non ha bisogno essenzialmente che di questo, di “amici vasci”, amici bassi, modesti, ma ‘succosi dentro’, del succo saporito ed impareggiabile della gratuità, che abbiano  come unico merito quello di zappare e seminare dentro il nostro cuore.

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