Pubblicato in: in classe..., poesia e dintorni, Scrivo...

E il suon di lei

Il mio mestiere, si sa, prevede dei piccoli, preziosi privilegi. Uno di questi è la possibilità, almeno una volta nei tre anni di corso di una classe, di leggere e commentare insieme ai miei alunni “l’infinito” di Leopardi. Il testo è breve, quindi non spaventa, ed il titolo incuriosisce immediatamente i più. Così qualche giorno fa eccomi di fronte a una dozzina di sguardi incuriositi dal mio sedermi per terra, immaginando cosa stesse provando Giacomo, poco più che ventenne, seduto in cima all’ermo colle di fronte ad una semplice, banale siepe capace di suggerirgli ed indicargli la presenza dell’eterno.Stavamo lì, insomma, provando ad immedesimarci in quel momento ed in quel tempo, in quello struggimento così simile alle domande che inquietano e ravvivano ancora, anche oggi, il cuore loro, il mio, quello di tutti.

 E a un certo punto un verso, messo lì e letto chissà quante volte, ci sbarra la strada e ci costringe a fermarci. È sul finire della poesia, quando Leopardi ripensa alle stagioni della vita passata, ed a quella presente. E al suon di lei.

Già. Che suono ha la giovinezza, che suono e che rumore ha la vostra età, ragazzi? E Che suono hanno il dolore, la gioia, il rimpianto, la speranza, la felicità? Possiamo mai rimanere impassibili di fronte a queste domande? 

Loro mi guardano, forse pensano che io sia rimbambito, e prima di me Leopardi a farsi domande del genere. Ma nel silenzio che segue alcuni di loro provano a pensarci un attimo di più. Perchè la poesia ha a che fare proprio con questa particolare sensibilità, che è come il fiuto di un segugio, la vista di uno sparviero o l’udito ipersensibile di un pipistrello. Non è un superpotere, la poesia, no di certo. Ma è questa capacità di percepire, nella realtà, quello che apparentemente non vediamo o sentiamo, a cui quasi non facciamo caso.

 Nella sospensione di quegli attimi di silenzio avverto chiaro che ancora una volta Giacomo ha colto nel segno, e ha conquistato al senso un momento, sottraendolo al nulla della distrazione, sempre in agguato nelle lunghe giornate di scuola.

Centinaia di critici avranno sicuramente sviscerato quel verso, analizzando i collegamenti con altri testi o chissà che altro ancora ne avranno detto. Oggi a me ed a loro basta questa domanda, essenziale, che lega l’effimero di pochi minuti di lezione alle profondità più intime dei nostri sensi e, quindi, del nostro cuore.

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